Questo è uno spazio in cui raccoglierò una parte del mio mondo, quello dedicato alla mia passione per la cucina, in generale.
Sarà sempre in divenire perchè sono sempre alla ricerca della variante, del meglio... di altro.

Luisa

domenica 24 agosto 2008

Piadine sul testo


piadine sul testo, inserito originariamente da fugzu.

Profumo di biscotto, altri sapori e colori...

Oggi pomeriggio è arrivato il momento: ho provato a cuocere le piadine sul testo di Montetiffi.
Ho seguito alla lettera le dettagliatissime istruzioni che mi erano state fornite al momento dell'acquisto e dovendo usare il fornello a gas, invece dello spartifiamma, ho usato, come diffusore, la padella antiaderente da crepe che solitamente usavo per la cottura delle piadine.

Accesa la fiamma bassa (su fornello grande) e appoggiato la padella antiaderente con il teso sopra. Ho tostato un po' di crusca (in dotazione con le istruzioni) alzando piano piano la fiamma per circa 30 minuti.

Ho tolto la crusca con uno scopino in saggina e ho iniziato a cuocere la prima piadina, piccola e sottile.

Avevo il terrore che il testo si crepasse...
Ho continuato ad alzare piano piano ancora la fiamma.

Le piadine si sono cotte più lentamente ma in modo del tutto diverso da come succedeva sulla semplice padella antiaderente da crepe.. sono più asciutte, chiare e biscottate, profumate.

La prossima volta voglio provare a farle più alte. Non dovrò più ripetere alcuna procedura con crusca ma semplicemente accedere la fiamma aumentandola gradatamente... Poi vi racconterò.

Sul mio Blog potete leggere la storia dei testi di Montetiffi, la mia ricetta delle piadine o guardarvi anche un filmato su queste speciali teglie.

CONSIDERAZIONI 2

Oggi le ho rifatte, partendo da 500 gr di farina e usando come liquido il latticello ottenuto dalla lavorazione della panna fresca per ottenere burro.

Ho scaldato il testo sempre sulla padella antiaderente per crepes. Ho acceso per pochi minuti su fornello grande a fiamma media ma poi ho messo a fiamma alta e scaldato da subito al massimo.

Ho diviso l'impasto, dopo averlo fatto riposare a temperatura ambiente per 30 minuti, in 6 rondelle. Ho ottenuto piadine di spessore medio del diametro di un piatto.

Pur scaldando al massimo la teglia la cottura delle piadine è stata un po' più lenta di quella con solo la padella antiaderente.

Il colore finale delle parti puntinate è stato meno scuro, più miele. Le piadine sono risultate morbide all'interno e di sapore più delicato e leggero. Sembra quasi che il testo rubi parte dello strutto della piadina, in cottura. Forse parte del merito del sapore davvero fantastico è dovuto anche all'uso del latticello!

venerdì 22 agosto 2008

fagiolini serpenti in umido


fagiolini serpenti, inserito originariamente da fugzu.

Ricetta tratta dal libro :"La cucina toscana" di Giovanni Righi Parenti, Newtom & Compton Editori

Fagiolini di S.Anna

I fagiolini di S.Anna (26 luglio) sono quelli lunghi, in erba, saporiti e senza filo.
Si preparano con dell'ottimo olio di oliva un bel soffritto di cipolla tritata fine, con sedano, carota, basilico e un bel pizzico di pepe.In questo si mettono a salsare i pomodori , sbucciati e senza semi.
Avremo intanto scottato i nostri fagiolini, in acqua salata, dopo avergli tolto le punte e, ai più grossi, il filo.
Dopo scottati si mettono a finire di cuocere nella salsina di pomodoro che avremmo preparato come indicato, unendo, se occorre, qualche ramaiolata di brodo perchè i fagiolini cuociano bene in liquido sufficiente.

CONSIDERAZIONI

Questo è uno dei piatti preferiti di mio marito, cucinati in modo sublime da sua madre. Per cercare di eccellere vi consiglio di utilizzare un tegame in coccio e procedere nella cottura a lungo e a fuoco basso.

vitello alle pesche


vitello alle pesche, inserito originariamente da fugzu.

Questa ricetta è di JMC, la troverete sul suo Blog Cucinare Lontano.

Per 4 persone:

800g di spezzatino di vitella
1 cipolla media tritata
10 foglie di basilico tritate
1 cucchiaio da minestra rado di miele millefiori (miele di tiglio)
1/2 bicchiere di spumante secco (vino bianco secco)
3 belle pesche gialle
Olio e.v.
Sale e pepe

Ho infarinato e rosolato lo spezzatino di vitella nell'olio in tegame.
Ho aggiunto la cipolla tritata e l'ho fatta rosolare insieme alla carne.
Ho versato lo spumante e l'ho fatto sfumare.
Ho aggiunto il miele e una pesca intera tagliata a dadini piccoli.
Ho aggiunto il basilico, un pò di acqua, sale e pepe, e ho coperto il tegame, lasciando cuocere a fuoco basso fino a quando lo spezzatino non era perfettamente cotto.
A questo punto ho tagliato le altre due pesche a fettine sottili e ho lasciato il tutto insaporirsi coperto per altri 5 minuti.

Ho servito con patate al vapore.

CONSIDERAZIONI

La foto non rende! Ottimo il sapore, delicato al punto che rende "leggero" lo spezzatino grazie alle due consistenze e sapori delle pesche cotte e appena tiepide.

Galactoboureko: dolce greco con semolino e pasta fillo


galactoboureko, inserito originariamente da fugzu.

Ecco un omaggio alle vacanze appena trascorse, a Creta e ai bei momenti con la famiglia e gli amici.
Mi sono stati regalati 2 pacchetti di semola con tanto di ricette in greco ma purtroppo non avevo preso appunti quando JM me le ha tradotte ... quindi ho provato, pesando e apportando piccole modifiche, questa ricetta trovata sul forum di Gennarino.


INGREDIENTI

Per 20 persone (teglia grande da forno)

6 tazze di latte (220 gr x 6 = 1320 gr)
1 tazza di semolino (174 gr)
3 cucchiai e mezzo di farina (30 gr)
3 tazze di zucchero (1 tazza = 182 gr)
un pizzico di sale,
6 uova,
1 cucchiaino da té di estratto di vaniglia (2 baccelli di vaniglia),
1 cucchiaio di burro
12 sfoglie di pasta fillo (2 confezioni Buitoni: 6 sfoglie x 2),
3/4 di tazza di burro fuso e caldo (quello necessario per spennellare gli strati),
1 tazza d'acqua,
la buccia di 1 limone od arancia ( la buccia grattugiata di 1 limone),
1 cucchiaio di brandy o cognac (1 cucchiaio di succo di limone)

PROCEDIMENTO

In una pentola grande, portare il latte con il cucchiaio di burro (a cui avrete aggiunto i due baccelli di vaniglia aperti e i semi grattati) ad ebollizione lentamente senza farlo fuoriuscire.
Nel frattempo setacciare insieme, il semolino, la farina, 1 tazza di zucchero e aggiungeteli pian piano al latte (a cui avrete tolto i baccelli), mescolando costantemente, con un cucchiaio di legno. Cuocere lentamente a calore medio finchè il composto si sia raddensato e inizia a bollire.
Togliere dal fuoco.
Sbattere a parte le uova con il pizzico di sale con una frusta elettrica ad alta velocità, aggiungere 1/2 tazza di zucchero e continuare con le fruste finchè sarà spesso e soffice, per circa 10 minuti.
Aggiungere le uova così preparate al composto caldo tolto dal fuoco, trasferite il tutto in una ampia ciotola e far raffreddare.

Rivestire con un ampio foglio di carta forno inumidito e strizzato, una teglia rettangolare e coprire il fondo con 7 sfoglie di pasta fillo (usate una confezione + 1 foglio), imburrando generosamente tra una fetta e l'altro accertandosi che alcuni fogli ricoprano i bordi lateralmente. Versare il composto raffreddato (anche solo tiepido) sopra la pasta fillo.
Piegare leggermente verso l'interno i bordi e spennellateli con burro fuso poi ricoprire con le rimanenti 5 sfoglie imburrando tra l'una e l'altra e su tutta la superficie.
Con un coltello molto affilato (io ho usato una lama in ceramica), incidere solo la superficie della pasta fillo a forma di rombi, stando attenti a non incidere la crema sottostante.

Mettere la teglia nel forno a calore moderato 180°ventilato per 30 minuti, poi abbassare a 170°C cuocere per altri 15 minuti poi coprite con un foglio di carta forno e continuate la cottura per altri 15 minuti in modo che anche lateralmente sia dorato, finchè tutta la superficie non sarà croccante e dorate e la crema solida.

Nel frattempo bollire per 5 minuti 1 tazza e mezzo di zucchero con 1 tazza d'acqua, alla quale saranno aggiunte le bucce grattugiate di limone. Se piace aggiungere alla fine questo punto un cucchiaio di brandy o cognac: io ho aggiunto solo un cucchiaio di succo di limone.

Sfornare il dolce e sistemarlo su un piatto adeguato alla forma rettangolare. Versare aiutandosi con un pennello o con 1 cucchiaio lo sciroppo freddo sul dolce insistendo particolarmente sui bordi. Far raffreddare bene prima di tagliare. Conservare in frigo.


CONSIDERAZIONI

Davvero buono e delicato. Le dosi sono per un dolce grande ma la preparazione è tutto sommato semplice e veloce.

CONSIDERAZIONI 2

Ho rifatto ancora questo dolce e mi piace davvero tanto . Eccovi però la ricetta stampata sul sacchetto greco di semola. Ancora non l'ho provata ma se qualcuno di voi la testa ..poi mi racconta?

Grazie.

GALAKTOBUREKO

1 tazza di semolino fino
450g di pasta fillo
7 tazze di latte
1 tazza di burro
1 tazza di zucchero
Estratto di vaniglia
6 uova

Pasta fillo sotto e sopra, semolino nel mezzo...
200° x 45 minuti

Sciroppo:
Bollire per 10 minuti
1 tazza e mezza di acqua
2 tazze di zucchero
Succo di 1 limone

giovedì 31 luglio 2008

Appena tornata...

Io, mio marito e i miei due figli siamo "scappati" per 2 settimane... per una meritata pausa dal quotidiano, dai lavori e dagli obblighi di sempre...

Buone Vacanze a Tutti Voi !

Siamo appena tornati.. grazie a tutti per i saluti e i messaggi.. il tempo di mettere un po' di ordine.. reale e virtuale e vi racconterò nuove e vecchie ricette.

Luvi

mercoledì 30 luglio 2008

Sagra del Garganello settembre 2008


Gironzolando in rete ho scoperto che esiste la Sagra del Garganello, si tiene da molti anni a Codrignano (Borgo Tossignano), a inizio settembre.
Quest'anno ci sarà dal 05 - 09 settembre 2008 - Codrignano - Borgo Tossignano (Campo Sportivo).
18.00 - 23.00; la domenica dalle 12.00
Ingresso: gratuito

Per quattro giorni il piccolo borgo porta in trionfo la tipica pastasciutta romagnola, il garganello, preparata dalle cuoche del paese.

Il prodotto della cucina romagnola è fatto con ben 2.000 uova di sfoglia, condito con ragù piccante, funghi e tartufi. Non mancano i tortelli, altro piatto tipico, la carne ai ferri, la musica e gli spettacoli.

Maggiori info sul sito dell'Ente Turismo Imolese e sul sito Ente Turismo Emilia Romagna.

°°°°
Presa da attacco di follia, mi capita spesso... ho caricato i miei due figli, dato appuntamento a mia mamma a Imola e... Domenica 7 settembre sono andata alla Sagra del Garganello a CODRIGNANO.

Il paesino è davvero minuscolo, a pochissimi km sulle colline sopra Imola. Siamo passati a metà pomeriggio ma a parte i cartelli e le grande tavolate apparecchiate tutto era deserto... Abbiamo allora proseguito e fatto un salto a Borgo Tossignano e Tossignano. Il primo è un paese in una vallata davvero caratteristica, attraversata da un largo fiume a balze e coronato da colline rigate da calanchi maestosi, Tossignano, il paese più vecchio invece domina la vallata dall'alto.
Sono piccoli paesi e dopo qualche giretto siamo tornati al Campo sportivo di Codrignao dove era allestita la sagra. Erano solo le 18.. ma in pochissimo tutto si è animato.. l'ampio parcheggio, la gente comparsa dal nulla... e abbiamo scoperto che le cucine aprivano già... perchè era domenica.
Abbiamo deciso di iniziare ad ordinare.. non c'era altro da fare ( solo due stands a cui dopo si è aggiunto quello di un arrotino) , un po' di musica e i gonfiabili per i bimbi ancora sgonfi)

Tanto chissà quanto tempo ci vorrà...

Le ultime parole famose

Non ho mai visto una tale organizzazione! Il numero di coperti apparecchiati in modo impeccabile sotto a un telone e anche all'aperto, con numero identificativo ogni 4 posti era immenso: 500-800 coperti.
Tutti sorridenti all'ingresso era visibile un menù gigante ma a ciascuna famiglia veniva fornito un proprio menù e una penna per compilarlo e .. per partire subito in bellezza un bicchierino di aperitivo e uno di salatini a testa.
Gente dello staff ti indirizzava alla posizione giusta di uno dei tavoloni (per non lasciare posti vuoti e lasciare le estremità a famiglie con bambini e/o passeggini).
Compilato l'ordine , fila alla cassa dove l'ordine veniva passato con penna ottica subito alle cucine e pagavi.
Appena sono tornata e mi sono seduta sono arrivati: tovaglietta all'americana e sacchetto di carta stampati con decoro a "garganelli e pettine"con posate in metallo,stuzzicandete, tovagliolo, bevande e i piatti di pasta. Non era una eccezione.. le 50 persone sedute prima di noi stavano già mangiando e altre 50 si erano sedute dopo di noi.. nel giro di 30 minuti tutti i coperti erano occupati...

appena il piatto o il bicchiere, era vuoto dei ragazzi comparivano dal nulla e te lo toglievano

I garganelli purtroppo sono stati la maggior delusione, buoni, ottimo il sugo ma erano di pasta grossa e fattura industriale... abbiamo poi ordinato anche del salame alla griglia, degli arrosticini di castrato e un piatto di affettati misti, tutti con una piadina piccoletta ma spessa, una vaschetta di patatine fritte; acqua e birra alla spina.

Il salame alla griglia sublime, gli affettati erano davvero buoni e freschi, le patatine sembravano quasi fritte nello strutto... ma quello che mi ha sconvolto è stato mangiare gli arrosticini di CASTRATO!
Io ne vado matta e per ora i migliori li ho mangiati in Abruzzo a Campo Imperatore, cotti nelle grondaie, appena comperati nella piccola macelleria nel centro dell'altopiano.
Questi erano superiori perchè della stessa dimensione, freschezza ma molto più teneri perchè di... vero castrato romagnolo.

Eccovi il menù
stampato su carta con decoro a "garganelli e pettine"

MINESTRE
garganelli alla codrignonese (sugo rosso con pancetta e poco peperoncino)
garganelli al ragù
garganelli speck e radicchio rosso
tortelli al ragù
tortelli burro e salvia
polenta al ragù
polenta con ragù e salsiccia
garganelli al tartufo (solo il lunedì)

SECONDI
salame in graticola con piadina
prosciutto in graticola con piadina
castrato con piadina
spiedini con piadina
arrosticini di castrato con piadina
polenta fritta con casatella
piadina con salsiccia
piadina con prosciutto
piadina con salame
piadina coi ciccioli
fiorentina con piadina
piattto freddo con piadina ( prosciutto, ciccioli, salame, formaggio, sottoli)
piadina

CONTORNI
patate fritte
pomodori al forno
insalata mista
verdure al forno (pomodori, melanzane, zucchine)

DOLCI
zuccherini
crostata

BEVANDE
Aziensa Agricola Merlotta
Pignoletto
Trebbiano
Sangiovese

birra
cocacola
acqua

Vini bianchi
Chardonny DC fermo 2007
Fondo Cà Vecja

Bianco DOC frizzante 2007
Fondo Cà Vecja

Vini rossi
Merlot IGT 2007
Fondo Cà Vecja

Sangiovese Riserva DOC 2005
Fondo Cà Vecja


Tirando le somme posso dirvi che se l'anno prossimo volete andare merita il viaggio anche solo per i paesaggi di questa vallata un po' dimenticata, la gente cordiale, l'ottimo il cibo... ma non pensate più di tanto ai garganelli.

GARGANELLI: Leggende e Abbinamenti

Qualche giorno fa sfogliano la rivista "DeVinis" numero di Maggio/Giugno 2008, ho trovato un articolo scritto da Riccardo Castaldi, intitolato "Storia e tradizione nel piatto", in cui si parlano delle leggende sulla nascita dei garganelli e degli accostamenti di sughi e vini adatti a questa pasta all'uovo.

Vi riassumo brevemente...

Sembra che il nome garganelli derivi dal fatto che la forma e la fine rigatura in senso circolare ricordano gli anelli cartilaginei della trachea del pollo che in dialetto romagnolo si chiamano appunto garganél.

Lo strumento per rigarli come sappiamo è una porzione di pettine da tessere cotone, canapa, lino, una struttura in legno sulla quale sono montate sottilissime lamelle di canna di bambù e si usa una piccola canna o un tassello di legno (della dimensione di una matita) per arrotolare i quadrati di pasta.
La fine rigatura, aiuta a trattenere il sugo e accarezza il palato con una sensazione unica e piacevole.

Vista la difficoltà di reperire i pezzi di pettine da telaio si sono usati anche attrezzi rigati in legno a finissimi fili di metallo. Nel 1984 Edoardo Bacchini, pastaio romagnolo ha brevettato la prima macchina per fare i garganelli: sembra che riproduca fedelmente la complicata lavorazione manuale.dal sito del pastificio

La tradizione vuole che i garganelli siano comparsi per la prima volta a Imola nel 1725 nella dimora del Cardinale Cornelio Bentivoglio D'Aragona, Legato Pontificio della Romagna. Fu la creatività di una cuoca che disperata si trovò a preparare il pranzo a base di cappelletti senza ripieno perchè se lo era mangiato il gatto. Improvvisò con gli strumenti a disposizione, un nuovo tipo di pasta, partendo dagli stessi quadrati di sfoglia, da servire col brodo di cappone. Fu un gran successo e i garganelli si diffusero velocemente nelle case delle famigli più benestanti.

Altra leggenda li attribuisce alla cuoca di corte di Caterina Sforza (1463-1509), moglie di Girolamo Riario, nipote del Papa Sisto IV, Signore di Forlì e Imola.

Forse le origini sono più umili dato che sono così legati alla tradizione contadina, sicuramente era una pasta della "Domenica" in quanto all'uovo e di non veloce realizzazione. Anche se oggi vengono serviti quasi esclusivamente asciutti forse potevano essere nati per essere davvero serviti in brodo di cappone domenicale o di festa.

L'abbinamento classico per i maccheroni sul pettine è il sugo di carne alla romagnola oppure con un sugo con piselli, prosciutto e noce moscata accostato a un Sangiovese giovane profumato,un Rosso dei Colli di Faenza o un Barbera dei Colli Bolognesi.

Un piatto di garganelli con sugo di lepre potrà abbinarsi con un vino più strutturato come il Sangiovese riserva o un'Uva Longanesi della pianura di Bagnacavallo.

Conditi con un fondo bianco ai funghi porcini andrà bene un Pinot bianco dei Colli di Faenza o un Sauvignon dei Colli Bolognesi.

Con Gamberi e zucchine si sposeranno bene con un Trebbiano di Romagna o un Pagadebit di Romagna.

Per i garganelli conditi con un sugo di verdure o con preparazioni a base di panna, può essere adatto un frizzantino Pignoletto dei Colli Bolognesi

martedì 29 luglio 2008

PANIFICAZIONE: strumenti, attrezzi e invenzioni casalinghe


Ecco un nuovo capitolo: sugli strumenti casalinghi utili nella panificazione...

Come sempre vi racconto di me, quindi sono consigli e informazioni personali e relative. Sarebbe utile a tutti se ciascuno scrivesse in questi post qualche altra info e suggerimento derivanti dalla propria esperienza.

La mia cucina è ampia, unita da un arco alla stanza da pranzo. I piani di appoggio e lo spazio c'è ma è da ottimizzare sempre: un metro quadrato vicino a forno, piano cottura e lavandini; un piccolo ritaglio di marmo su una madia, un tavolo in cucina e un grande tavolo nella stanza da pranzo. luce diretta da finestra e due porte finestre. La casa è stata ricostruita con i materiali di recupero e le macerie della vecchia rasa al suolo a fine seconda guerra mondiale, quindi ha muri grossi e orientamento classico.La cucina è esposta a sud e est. D'inverno è poco riscaldata ma basta accendere un forno o il camino che diventa calda per ore e ore...
Ho un forno ventilato elettrico, un forno microonde con possibilità anche di cotture varie classiche, un forno a legna di 1 metro di diametro interno e un caminetto con cappa in comune.
In un'altra stanza che uso prevalentemente come stireria un mobile stracolmo di attrezzi e cose varie per la cucina.

Un vero piccolo paradiso per me e la mia famiglia , tutti amanti del buon mangiare.

Vi ho raccontato tutto questo perchè fare il punto del luogo dove lavorerete è fondamentale. Io ad esempio so che la mia cucina ha una temperatura costante, non è mai troppo fredda d'inverno ed è fresca( relativamente) in estate. Ho identificato le due stanze più frede della casa per usarle nelle diverse stagioni per "rallentare" le lievitazioni degli impasti quando devo infornare più di una teglia.

Ho capito che pochi attrezzi ma giusti fanno cambiare notevolmente i risultai ma gli impasti sono davvero vivi e la soluzione per un impasto in un ambiente può non esserla a casa di un'altra persona...

Ecco secondo me un elenco degli oggetti, strumenti o mie invenzioni e in breve l'utilizzo:
non sono solo per la panificazione

1 rotolo di cartaforno, anche comprato a peso all'ingrosso: i fogli li potrete riutilizzare molte volte

1 tagliere grande in materiale plastico bianco, liscio lucido
uso: paste frolle, paste brisee, panini, impasti panificazione, con o senza farina; da lavare con la spugna e da utilizzare meno possibile con coltelli taglientitagliere in plastica con lavorazione pane sfogliato all'olio, 2 matterelli sottili

1 tagliere in legno grande, poroso sottile, anche fatto su misura
per impasti vari, sfoglie, ottimo piano d'appoggio; da non lavare mai ma da pulire raschiando con una lama. Non usare per verdure e carni

1 tagliere medio e grosso a cubetti, per arrosti e carni e tutti i tipi di "tagli". Lavabile con spugne.

1 matterello lungo e sottile ( pasta, frolla)
1 matterello corto e grosso (sfoglia)impasto dolce con matterello grosso e corto su piano in plastica

1 spatolina in plastica
1 spatolina in metallo
2 spatole in metallo grandi ( se volete provare a fare il Pane Ciabatta)

1 ciotola media in plastica con fondo stondato: per fare piccoli impasti e bighe

1 misurino per liquidi graduato di plastica bianca (non trasparente) sono i più solidi e lo potrete usare anche per pesare le farine.

2 fogli di carta di nylon (trasparente) da fioraio (per coprire i pani in lievitazione, lasciare la superficie umida e non far formare croste prima della cottura); se il foglio si attacca all'impasto con la spatolina delicatamente posta a contatto col pane si staccano facilmente perchè sono più spessi di un foglio di carta trasparente per alimenti. Si possono facilmente lavare con una spugna dopo l'utilizzo o anche pulire semplicemente con la spatolapezzi dolci lievitano sotto al foglio di nylon da fioraio

1 scatola a chiusura ermetica di plastica bianca (circa 30 X 40 cm) utile per imapstida tenere in frigorifero la notte

1 scatola grande di plastica bianca con coperchio ( tipo quelle da pizzeria) dove tenere a lievitare l'impasto, la prima mezzora dopo essere stato impastato o anche quando avete dato la forma o se in casa fa più freddo del solito. Io ne ho due e le chiudo mettendo tra base e coperchio il foglio di carta da fioraio, non sigilla ma crea una piccola stanza di lievitazione. Una volta cotto il prodotto da forno questa scatola può essere utile anche per il trasporto e la conservazione.tagliere grande poroso in legno e scatola grande in plastica

1 limetta da barba: per i tagli nei pani prima di infornare

1 colino piccolo: per gli spolveri di farine o zucchero a velo

2 pennelli per le lucidature a caldo o a freddo

1 coltello a lama di ceramica: per tagli netti sia sul dolce che sul salato

1 spruzzino di plastica per piante: da usare sempre e solo per questo uso: vaporizzare acqua sui pani prima di infornarli o una volta infornati

1 set di ciotoline di plastica tipo quelle da pinzimonio per poter mettere tutti gli ingredienti prima di iniziare la lavorazione.

1 termometro per liquidi e solidi: a essere precisi ogni impasto ha una sua temperatura sia dei liquidi di partenza che dell'impasto ottenuto.. io l'ho usato le prime volte giusto per capire poi l'ho messo da parte per ora. In linea di massima gli impasti che avranno una lunga lievitazione partiranno da liquidi a temperatura ambiente quasi fredda mentre quelli con una lievitazione più corta avranno liquidi a temperatura tiepida; un esempio per il primo caso può essere una biga che riposa per 15-18 ore, un esempio per il secondo caso può essere l'impasto finale per una baguette.

1 grande griglia per posizionare panini, pizzette, biscotti a raffreddare.

-Teli di stoffa bianca di cotone o lino per coprire o da usare come piani di appoggio nella lievitazione o nel raffreddamento verticale quando si sforna il pane.

-una buona bilancia con piatto steso e ciotola

io ho un sacco di piccoli robot da cucina quindi quando mia suocera mi ha regalato una grossa impastatrice professionale (capienza max di 12 kg) che lei non usava ho capito senza tante prove e riprove passando da un robot della braun multifunzione che se si vuoel fare del buon pane una impastatrice, solo impastatrice è il massimo. Pur essendo così grossa posso comodamente impastare 1 kg di farina...gancio impastatrice mentre lavora 1 kg di farina

Mi sono potuta così permettere anche un Kenwood e ho fatto il raffronto, considerando che il mio era una offerta con soli 3 accessori più il frullatore con una potenza di 900 w. Mi sembra che si comporti egregiamente sia per impastare fino a 1 kg di farina (mantenendo sempre come per l'impastatrice professionale tempi lunghi di 10-15 minuti e velocità bassa), in più con la frusta a K le frolle o le brisee si fanno in un attimo, le uova si montano coem mai prima mi era riuscito.

Quindi a voi la scelta delle vostre priorità e fatevi avanti e raccontatemi un po' dei vostri trucchi e segreti!

°°°
Ecco cosa ci scrive Ila, amica e grande panificatrice manuale, da poco kenwoodizzata ma che da quando è arrivata la piccola Lavinia non può, per ora, panificare al ritmo che vorrebbe:

Allora non ho grandi trucchi, non sono tanto brava ma alcune accortezze si, una che avevo sperimentato e che poi hanno anche detto le Simili ad un Corso se si vuole
aiutare la lievitazione si mette la teglia sopra una pentola con acqua molto calda cosi il calore aiuta ovviamente la teglia con il pane viene coperta da un telo.

Un altro aiuto alla lievitazione e' di metterlo vicino a fonti di calore tipo davanti alla finestra in inverno dove batte il sole magari con un nylon sopra o appoggiati davanti al forno aperto acceso o una pentola calda capovolta sull'impasto.
Questi ultimi mi sono stati detti dalle Simili ai Corsi.

°°°

lunedì 28 luglio 2008

PANIFICAZIONE: farine speciali

Il numero delle farine speciali presenti sul mercato, è davvero grande, numerose sono le marche e le qualità.
E' un mondo che mi affascina e vorrei esplorare un po' per volta.

Secondo me l'ideale è fare esperienza sul campo, prendere cioè una ricetta che conoscete bene*, di cui sapete ogni variazione dovuta a cambiamenti di liquidi, di tempi di lievitazione, di temperature ambientali, di tempi e temperature e modi di cottura e...
variate un solo elemento: aggiungete una farina speciale in percentuale prestabilita o la sostituite a una farina già presente in percentuale minore nell'impasto.

In questo modo inizierete a capire come si comporta quella farina. Un mio consiglio, appuntatevi tutte le informazioni che acquisirete man mano perchè le potrete meglio confrontare nel tempo tra loro.

FARINE SPECIALI

- Farina d’Avena Integrale
Ottenuta dalla macinazione dell’avena decorticata, nota per la capacità di abbassare il colesterolo e di aumentare il metabolismo basale, grazie al quale possiamo aumentare il nostro consumo quotidiano di calorie.
Modalità d’uso:
Si impiega dal 20 al 30%, con farina di frumento, per la preparazione di torte, biscotti e pane.

-Farina di Castagne
Ottenuta dalla lavorazione delle castagne bianche secche. La lavorazione può essere effettuata su macine in pietra o con mulini a cilindri. Nel caso della prima, la farina è più profumata e sottoposta ad un minore stress(in 1⁄4 di giro della macina, le castagne vengo trasformate in farina). Nel caso della seconda invece, si ha una sensibile riduzione della qualità, ma un costo della farina tendenzialmente minore.
La qualità della farina di castagne si determina principalmente dal colore, l’avorio tendente al marrone è segno di bassa qualità, l’avorio tendente al giallo/bianco e segno d’elevata qualità.
Modalità d’uso:
Si utilizza per la preparazione di tagliatelle, biscotti e torte. Si consiglia l'impiego con farina di frumento "forte", tipo Manitoba. I migliori risultati si ottengono utilizzando 20% di farina di castagne e 80% di frumento.

- Farina di Ceci
Ottenuta dalla lavorazione dei ceci separati da quelli per minestre. La lavorazione può essere effettuata su macine in pietra o con mulini a cilindri. Nel caso della prima, la farina è più profumata e sottoposta ad un minore stress(in 1⁄4 di giro della macina, i ceci vengo trasformati in farina). Nel caso della seconda invece, si ha una sensibile riduzione della qualità, ma un costo della farina tendenzialmente minore.
Modalità d’uso:
Si impiega per la preparazione di alimenti tipici, come la farinata e la panissa.

- Farina di Kamut® Setacciata / Integrale
Farina ottenuta dalla macinazione sul mulino a macine in pietra naturale dell’originale grano Kamut(r) Egiziano. Si tratta di una farina molto saporita è facilmente digeribile. La versione setacciata è ricavata dalla lavorazione del grano Kamut® su macine in pietra, e successiva parziale separazione della crusca; si tratta di un farina con buone attitudini alla lievitazione. La versione integrale invece, non subisce nessun tipo di separazione, pertanto ha un maggiore valore nutrizionale, a scapito però di una sensibile riduzione della lievitazione.
Modalità d’uso:
Si consiglia di impiegare la versione bianca per la produzione di torte e pagnotte, la versione integrale per biscotti e grissini

- Farina di Farro Integrale / Setacciata
Il farro si suddivide in 3 varietà (Spelta, Monococcum, e Dicoccum). I primi due sono molto simili al frumento tenero, il terzo molto simile al frumento duro.
La farina di farro setacciata è ottenuta dalla lavorazione del farro su macine in pietra e successivo abburattamento, processo che migliora notevolmente le attitudini panificatorie, a scapito però di una sensibile riduzione del valore nutrizionale. La versione integrale invece, non è sottoposta a nessun tipo d’abburattamento, e pertanto mantiene inalterato il nobile valore nutrizionale.
Modalità d’uso:
Si consiglia il Monococcum Spelta per la preparazione di prodotti da forno dolci e salati, il Dicoccum per pasta secca e fresca. La versione setacciata è da preferire per prodotti in cui si necessario ottenere una abbondante lievitazione(pagnotte, brioche, torte).

- Farina di Grano Saraceno
La farina di grano saraceno è caratterizzata da una qualità nutrizionale molto prestigiosa, contiene infatti, in quantità elevata, vitamine del Gr. B, E, P o Rutina che previene la rottura dei capillari, nonché un elevato contenuto di Sali minerali(Calcio, Fosforo, Magnesio, Rame) e amminoacidi scarsi nei cereali (Lisina e Triptofano).
Modalità d’uso:
Si impiega per la preparazione della polenta saracena, oppure al 15% con farina di frumento, per il pane, le torte, i biscotti e le focacce.

- Semola di Grano Duro/ Rimacinata di Grano Duro/ Calibrata di Grano Duro
Semole ricavata dalla macinazione di pregiate varietà di frumento duro su impianti a cilindri. Il molino per la produzione della semola, rispetto a quello per la produzione della farina di frumento, è composta dalle se molatrici, speciali macchinari in grado di selezionare per peso specifico.
Modalità d’uso:
La versione rimacinata si impiega per la preparazione del pane, la versione classica, per la pasta secca, ed infine la versione calibrata per la preparazione di semolini dolci.

- Farina di Mais Bramata / Bramata Bianca / Fioretto
Sono disponibili diverse tipologie di farina di mais, si parte dalla più grossa, la Bramata(disponibile anche bianca) e si termina con il Fioretto, la più fine.
Modalità d’uso:
La versione Bramata per la Polenta (cottura 1 ora), la versione Fioretto per dolci e per polenta(45 min di cottura).
La proporzione acqua/farina è di 300g di farina e 1,5l acqua.

- Farina di Mais Termotrattata.
Il trattamento termico della farina di mais, non è altro che un processo di lieve tostatura che pregelatinizza gli amidi, permettendo così di ottenere una farina capace di mantenersi legata. In condizioni normali l farina di mais, non contenendo glutine, non riuscirebbe in nessun modo a formare un impasto.
Modalità d’uso:
Si impiega per la produzione della pasta.

- Fumetto di Mais
Farina molto fine ottenuta dalla lavorazione del mais su innovativi impianti a cilindri.
Modalità d’uso:
Si impiega per la produzione di dolci e pane, si consiglia di unirlo al 15% con farina di frumento bianca.

- Farina di Grano Manitoba
Il Manitoba è un grano molto ricco di glutine/proteine, coltivato in Canada. Non fa parte ne della categoria del frumenti teneri, ne quelli duri, è infatti conosciuto come semiduro.
Modalità d’uso:
Si presta con ottimi risultati per la preparazione di dolci o come miglioratrice per farine deboli.

Ha un alto contenuto di proteine indice che solitamente è abbinato a una elevata forza. La forza non è indicata sulle farine in commercio negli alimentari mentre spesso la percentuale di proteine è indicata.

- Farina di Miglio Integrale
Farina ricavata dalla lavorazione del miglio decorticato su macine in pietra naturale. La separazione della parte corticale esterna(lolla), non comporta nessun impoverimento del valore nutrizionale.
Il miglio è il miglior cereale dopo l’amaranto, contiene un’infinità di sostanze nutritive, come ad esempio : ferro, magnesio, silicio e fosforo, contiene un’elevata quantità di proteine e acido salicilico, che ha un effetto benefico sullo smalto dei denti, sui capelli, sulle unghie e sulla pelle.
Modalità d’uso:
Si ottengono straordinari risultati se viene impiegata per pane e dolci(con 70% di farina di frumento)

- Farina Multicereali
Straordinaria farina ottenuta dalla miscelazione di svariate farine, ne esistono infinite miscele, posso contenere parte dei seguenti cereali, o tutti(farina di grano tenero, saraceno, duro, orzo, mais, avena, miglio, kamut(r), farro, soia, segale, maltata. Fiocchi di grano, farro e avena. Semi di sesamo, lino, girasole. Si tratta di una farine ricche di valore nutrizionale e in grado di conferire un sapore davvero eccezionale.
Modalità d’uso:
A seconda della miscela, si impiega dal 20 al 800% con farina di frumento, per la preparazione di pane e biscotti.

- Farina d'Orzo Integrale
Farina ottenuta dalla macinazione sul mulino a macine in pietra naturale dell’orzo decorticato ITALIANO. L’orzo è un cereale ricco di Sali minerali(Calcio, Ferro, Fosforo, Potassio, Silicio) e di vitamine (A1, B1, B2), è fondamentale per chi svolge un'attività intellettuale, per l'elevato apporto di fosforo, ma non solo, ha inoltre proprietà antidiarroiche, emolliente, diuretiche e rinfrescanti.
Modalità d’uso:
Si impiega al 20% con farina di frumento per la preparazione di prodotti da forno dolci e salati.

- Farina di Riso Impalpabile/ Integrale
La versione integrale è prodotta lavorando su macine i pietra il riso integrale, si tratta di una farina molto gustosa e ricca di nutrimenti. La versione bianca invece, è semplicemente ottenuta macinando il riso su mulini a cilindri.

- Farina di Riso Termotrattata
Il trattamento termico della farina di riso, non è altro che un processo di lieve tostatura che pregelatinizza gli amidi, permettendo così di ottenere una farina capace di mantenersi legata. In condizioni normali l farina di riso, non contenendo glutine, non riuscirebbe in nessun modo a formare un impasto.
Modalità d’uso:
Si impiega per produrre pasta.

- Farina di Segale Bianca / Integrale
Farina ottenuta lavorando la segale su macine in pietra naturale. La segale è un cereale largamente coltivato in zone alpine, dove tra l’atro avviene il maggior consumo. Sul piano nutrizionale si può evidenziare un elevato contenuto di sodio, potassio, calcio e iodio.
Le popolazione che consumano in grande quantità la segale, sono difficilmente afflitte da problemi cardiovascolari, infatti sembra che la segale sia in grado di fluidificare il sangue e mantenere le arterie elastiche.
Modalità d’uso:
Con la farina di segale unita a quella di frumento(40% segale, 60% frumento) si può ottenere pane, torte, focacce e biscotti strepitosi.
La versione bianca si impiega per ottenere maggior lievitazione, oppure per diete particolari.

La farina di segale non contiene glutine quindi non è adatta ad essere usata in purezza per panificare ma in percentuale del 50%- 60% con farina di frumento o ancora meglio farina di forza e miscelata con farine integrali e altri cereali.

- Farina di Soia Integrale / Semola di Soia
La farina di soia integrale è ottenuta lavorando la soia in chicchi su macine in pietra naturale. La semola è ottenuta invece dalla macinazione e successiva tostatura della soia privata dell’olio.
Sono entrambe farine molto energetiche e ricche di proteine nobili, tra cui la lecitina, nota per la proprietà di abbassare il colesterolo cattivo o LDL.
Modalità d’uso:
La farina si impiega al 20% con farina di frumento per migliorare la digeribilità dei prodotti da forno, sia dolci che salati. La semola si impiega invece al 30% per la preparazione del pane di soia.

- Farina per Polenta Taragna
La polenta taragna è un piatto tipico della Valtellina, come i pizzoccheri, che nasce anticamente dall'unione di due farine (grano saraceno e frumento) arricchito di formaggio grasso o semigrasso.
Modalità d’uso:
Cotta secondo l'usanza in particolari pentole di rame, meglio se al fuoco lento di un camino.
La tradizione valtellinese consiglia di unire a piacere del formaggio (preferibilmente Casera Dop) e burro.
Il recipiente generalmente usato per la preparazione e' il classico paiolo di rame. Il significato della parola "taragna" è riconducibile al dialetto "tarare" ovvero rimestare,girare in modo regolare. L'attrezzo impiegato per questa operazione prende il nome di taraj o taradèl o tarèl un bastone di legno lievemente ricurvo usato,appunto, per mescolare gli ingredienti durante la cottura.

www.tibiona.it

*Vi consiglio di provare FARE PALESTRA CON UN IMPASTO/RICETTA preferiti: provate a smontare e rimontare una ricetta/impasto che conoscete bene cercando di ripeterlo tante volte più simile possibile a se stesso. In seguito provate a variare una sola variante: ad esempio cambiate i tempi di lievitazione ma mantenete tutto il resto costante, un'altra volta variate i liquidi ma mantenete tutto il resto costante, poi variate i tempi di cottura ma mantenete tutto il resto costante, la volta successiva non i tempi ma la temperatura... e via senza aver paura di produrre una schifezza.
Vi renderà più famigliari tutte le variabili e automaticamente vi darà la possibilità di fare dei pani buoni ogni volta perchè uno dei trucchi è riuscire ad attenersi al massimo alla ricetta ma variare di quel poco ogni volta perchè ogni impasto, anche dello stesso pane, è diverso.