Questo è uno spazio in cui raccoglierò una parte del mio mondo, quello dedicato alla mia passione per la cucina, in generale.
Sarà sempre in divenire perchè sono sempre alla ricerca della variante, del meglio... di altro.

Luisa

mercoledì 8 luglio 2015

Gazpacho verde

Questa è una zuppa estiva fredda : la ricetta proviene dal numero di giugno/luglio 2015 di Jamie magazine italia.

INGREDIENTI
6 persone = 2litri composto

1 fetta di pane
500g piselli freschi (surgelati scongelati)
2 spicchi aglio (1 solo)
1 cetriolo sbucciato e tagliato grossolanamente
2 avocadi maturi
50g foglioline piselli o germogli anche per guarnire (valeriana)
2 peperoncini verdi (1/4 peperone rosso dolce)
le foglie di 1 mazzetto di menta (2 rametti di menta)
le foglie di 1 mazzetto di prezzemolo (poco prezzemolo tritato)
600g brodo vegetale freddo o acqua
2 cucchia aceto di mele*

PER SERVIRE
yogurt naturale (yogurt greco)
olio
sale
pane con la crosta (cubetti pane tostato)


PROCEDIMENTO

In un grande bricco con lame mettere il pane spezzettato con il brodo vegetale. Dopo qualche minuto quando si sarà ammollato aggiungete tutti gli altri ingredienti: i piselli surgelati scongelati, 1 spicchio aglio, il cetriolo sbucciato e tagliato grossolanamente, i 2 avocadi maturi sbucciati, privati del nocciolo e tagliati, le foglie di valeriana, il 1/4 di peperone rosso dolce tagliato,
la menta, il prezzemolo.
Otterrete una crema densa, assaggiate e aggiugete 2 cucchia di aceto di mele ed eventualmente aggiustate di sale.

Mettete in frigorifero coperto da pellicola per almento una mezz'ora, meglio una mezza giornata.
Servite accompagnando con yogurt condito con poco sale e olio e crostini di pane.

CONSIDERAZIONI

Ho messo non troppa menta e prezzemolo perché sono aromatiche di carattere e volevo che si sentissero tutte le sfumature delle verdure poresenti.
Ho usato piselli surgelati scongelati e non cotti (come indicato nella ricetta in alternativa ai freschi appena scottai in un po' del brodo vegetale).
Non avendo foglioline di piselli o altri germogli ho usato sia come ingrediente sia come decoro l'insalatina valeriana. Allo stesso modo non avendo peperoncini verdi non piccanti li ho sostituiti con un po' di peperone rosso dolce.

Il risultato è stata una crema fresca, profumata, densa. A noi è piaciuta molto ma se volete potete diluirla con poca acqua fredda poco prima di servirla.









CARBONARA: la mia pasta (quasi) alla carbonara

Questa è una delle ricette che io adoro. So che la mia ricetta, che mi fu data da un cuoco di Milano Marittima 30 anni fa, non è quella della vera carbonara ma io preferisco questa!

Eccovi da wikipedia tutte le info su questa pasta.

La pasta alla carbonara è un piatto caratteristico del Lazio e più in particolare di Roma preparato con ingredienti popolari e dal gusto intenso.
Il tipo di pasta tradizionalmente più usato sono gli spaghetti, anche se si prestano bene altri tipi di pasta lunga come le linguine, o alcuni tipi di pasta corta come le penne e, in particolar modo, i Rigatoni.

Origine

Le origini del piatto sono tuttora incerte ed al riguardo esistono diverse ipotesi, la più accreditata delle quali riconduce la sua comparsa ad una origine laziale, tuttavia alcuni aspetti peculiari nella sua preparazione sono riconducibili ad una origine napoletana.

Ipotesi angloamericana

È un dato di fatto che la carbonara non viene citata nel classico manuale di cucina romana di Ada Boni, edito nel 1930. Difatti Il piatto viene ricordato per la prima volta nel periodo immediatamente successivo alla liberazione di Roma nel 1944, quando nei mercati romani apparve il bacon portato dalle truppe angloamericane. Questo spiegherebbe perché nella carbonara, a differenza di altre salse come l'amatriciana, pancetta e guanciale vengono riportati spesso come ingredienti equivalenti. Secondo questa tesi, sembrerebbe che durante la seconda guerra mondiale, i soldati americani giunti in Italia, combinando gli ingredienti a loro più familiari che riuscivano a reperire, e cioè uova, pancetta e spaghetti, preparandosi da mangiare, abbiano dato l'idea ai cuochi italiani per la ricetta vera e propria che si svilupperà compiutamente solo più tardi. A supporto di questa ipotesi resta il fatto sopraccitato che la ricetta era sconosciuta a Roma prima della guerra.

I carbonari appenninici

Il piatto sarebbe stato "inventato" dai carbonai (carbonari in romanesco), i quali lo preparavano usando ingredienti di facile reperibilità e conservazione. Infatti per realizzare la carbonella era necessario sorvegliare la carbonaia per lungo tempo e quindi era importante avere con sé i viveri necessari.
La carbonara in questo caso sarebbe l'evoluzione del piatto detto cacio e ova, di origini laziali e abruzzesi, che i carbonari usavano preparare il giorno prima portandolo nei loro "tascapane", e che consumavano con le mani.
Il pepe (che non ha alcun tipo di riferimento o connessione con la fuliggine) era già usato in buona quantità per la conservazione del guanciale, grasso (o lardo) usato in sostituzione dell'olio, troppo caro per i carbonai.

Ipotesi napoletana

Un'altra ipotesi ricondurrebbe l'origine della carbonara alla cucina napoletana. Questa tesi individua in alcune ricette presenti nel trattato Cucina teorico-pratica di Ippolito Cavalcanti una possibile origine della pietanza. Va anche osservato a supporto di questa ipotesi come nella cucina popolare napoletana, unica tra le cucine regionali italiane, sia pratica comune condire alcune pietanze, con una tecnica e con ingredienti identici a quelli della carbonara. Essa consiste nell'aggiunta post-cottura di uno sbattuto di uova, formaggio, sale e abbondante pepe e nella successiva rapida mantecatura, al fine di evitare che lo sbattuto abbia a rapprendersi. Questa tecnica, riportata in diversi ricettari antichi e moderni, è tutt'oggi molto diffusa nella cucina partenopea e viene adottata nella preparazione di numerose ricette tradizionali, quasi sempre presenti nella doppia variante, con e senza aggiunta di questa salsa, tra le quali: pasta e piselli, pasta con le zucchine, la trippa alla "pasticciola", lo spezzatino ecc..

INGREDIENTI
(4 persone)

3 uova intere
50g panna fresca
noce moscata
sale, pepe
pancetta o guancia fresca (1 fetta di 1/2cm spessore a persona)
1/2 pecorino stagionato grattugiato
1/2 parmigiano grattugiato

 80-100g a persona spaghetti non sottili

PROCEDIMENTO

Togliete la cotenna alle fette di pancetta e tagliatele a listeralle di 1/2cm. Salatele in una ampia padella antiaderente finché saranno ben abbrustolite ma non bruciate. Scolate il grasso e mettetelo da parte per usarlo eventualmente come "strutto" per le piadine.
Salate e pepate bene la pancetta.
Mescolate in una ciotola le uova con poca panna, i due formaggi grattugiati, sale, pepe e noce moscata. Aggiungete la pancetta abbrustolita e mescolate bene.

Cuocete gli spaghetti in acqua salata, scolateli nella padella ancora unta e calda,  mescolate con il condimento per pochi minuti finchè il composto all'uovo velerà la pasta.
Servite subito.

CONSIDERAZIONI

Le dosi per questa pasta non possono essere precise: solitamente io metto 1 uovo in meno delle persone per cui dovrò cucinare. La dose di panna non deve essere troppa ma deve servire solo per rendere più cremoso il composto.
La pancetta abbrustolita va aggiunta ancora calda al composto all'uovo e mescolata perché in questo modo rimarrà non troppo croccante.

mercoledì 24 giugno 2015

Mousse al mascarpone

Questo è un dolce che ha imparato mia figlia Clara facendo lo stage al ristorante agrituristico TOSCANA FAIR di suo zio Paolo. Ieri sera l'ha rifatto per noi.
INGREDIENTI
9 bicchieri

500g panna fresca da montare
250g mascarpone
50g zucchero a velo

DECORO
frutti di bosco
cacao in polvere
cioccolato fondente in scaglie

PROCEDIMENTO

Montate a bassa velocità la panna con lo zucchero a velo fino a una media consistenza (non completamente). Aggiungete un po' alla volta il mascarpone finchè sarà be  n incorporato e la panna arricchita sarà montata.
Aiutandovi con una sac a poche mettete la mousse nei bicchierini, sigillateli con la pellicola e metteteli in frigorifero per almeno un'ora. Al momento del servizio decorateli a piacere: con una  po' di frutti di bosco oppure spolverizzando con del cacao amaro o con cioccolato fondente in scaglie.

CONSIDERAZIONI

E' importante che la panna non venga montata troppo sia prima di aggiungere il mascarpone sia dopo perché potreste facilmente passare oltre e arrivare al burro o potreste perdere la delicatezza nel sapore e la leggerezza della mousse.
Non è strettamente necessario mettere la mousse in frigorifero se la mangiate subito ma se la lascerete un po' al freddo acquisterà maggior consistenza.
Delicata, poco dolce e veloce da fare. Ottima mousse di base su cui poi poter lavorare.

Pollo arrosto (semi) disossato

Mio padre alleva animali da cortile e ogni tanto mi regala un pollo.
Questa ricetta nasce da una mia prova  di disosso. Il pollo era giovane, tenero ma grosso.

INGREDIENTI

1 pollo
3 spicchi d'aglio
3 pezzi di rosmarino
3 rametti di salvia
sale/pepe
poco olio
cordone per legare
vino bianco per sfumare (facoltativo)

PROCEDIMENTO

Munirsi di un coltello di media grandezza, molto affilato, adatto per disossare.
Partite da una incisione verticale sulla schiena del pollo e togliete la carcassa del pollo partendo da una parte e arrivando allo sterno, senza rompere la pelle, poi riprendendo dalla schiena verso lo sterno dall'altra parte.
Lasciate le ossa delle ali e delle cosce.

Mettete all'interno del pollo 1 pezzetto di rosmarino, 1 rametto di salvia e 1 spicchio di aglio. Salate e pepate bene.
Ricomponete la forma del pollo e legate facendo aderire le estremità tagliate della schiena.
Legate anche le ali e le cosce per evitare che in cottura prendano forme non bvelle esteticamente.
Salate e pepate bene e inserite sotto la legatura sia a destra sia a sinistra 1 pezzetto di rosmarino, 1 rametto di salvia e 1 spicchio di aglio.
Mettete il pollo in una pirofila con pochissimo olio e cuocete a 180°C forno ventilato per circa 2 ore girandolo un paio di volte e sfumando con del vino bianco  mezz'ora prima della fine della cottura.

CONSIDERAZIONI

E' un pollo arrosto semplice con pochi sapori ma se partite da un buon pollo non è necessario complicarsi la vita.
Togliendo la carcassa, una volta cotto è molto piacevole mangiarlo, si servono cosce e ali e poi si affetta.
Rimanendo sigillato completamente, in cottura, si ottiene una carne ben cotta, non asciutta ma umida e tenera.

lunedì 8 giugno 2015

Torta Vatel

Vatel era il cuoco del Re Sole: ho conosciuto le sue prodezze guardando il film sulla sua vita, il cui protagonista era Depardieu.
Lo consiglio a tutti: sia per la storia, sia per la magistrale interpretazione.

La coincidenza ha voluto che sfogliando un archivio di ricette di un amico, recentemente scomparso, Sergio Salomoni, mi imbattessi in questa torta davvero inusuale, legata al suo nome.
Salomoni era una garanzia come persona e come cuoco.
Non so esattamente il motivo per cui si chiama TORTA VATEL, proverò a fare una indagine e nel caso scoprissi di più lo scriverò.

Trascrivo al ricetta di Salomoni.

INGREDIENTI
stampo per crostate di 24 cm. di diametro imburrato*

Pasta sfogliata preparata con 150 gr. di
farina 00, 150 gr. di burro/margarina
e sale fino**

200 gr. di polvere di mandorle;
200 gr. do zucchero a velo;
200 gr. di scorza di cedro candita;
100 gr. di fecola di patate;
100 gr. di burro;
4 uova intere;
2 limoni con scorza bella;
3 cucchiai di marmellata (preferita)***

PREPARAZIONE

Tritare la scorza di cedro. Far sciogliere su fuoco bassissimo (o a
bagnomaria) il burro. Stendere la pasta sfogliata facendo un disco largo quanto basta per rivestire fondo e bordi dello stampo; dopo averlo rivestito pareggiare la pasta ai bordi in modo da averli tutti della stessa altezza,
poi con i rebbi della forchetta sforacchiarla sul fondo e coprirla con un leggero strato di marmellata.
 
Accedere il forno portandolo sui 190° circa. Setacciare la polvere di mandorle
lasciandola scendere in una ciotola, unire zucchero a velo (meno una cucchiaiata), la scorza grattugiata dei limoni, cedro tritato e,
sempre mescolando, i quattro tuorli, il burro sciolto e la fecola.
Montare a neve ben ferma gli albumi e amalgamarli agli ingredienti.
Versare il composto nello stampo, livellarlo, spolverizzarlo con metà dello zucchero tenuto da parte e metterlo nel forno già caldo (portarlo a 180°), lasciandovelo per circa 40 minuti.

A cottura ultimata togliere la torta dal forno, lasciarla raffreddare su
una gratella, e spolverizzarla con il rimanente zucchero a velo.


CONSIDERAZIONI


Ho seguito alla lettera le indicazioni e le dosi. Ecco le piccole varianti:

*stampo da 24cm alto a cerniera
**pasta sfoglia compera , già stesa di 230g con foglio di carta
*** marmellata di ciliegie liscia

Ho tagliato a pezzettini il cedro candito. Ho sciolto a microonde il burro e frullato col mixer a lame le mandorle in scaglie con la buccia dei limoni non trattati.
Ho cotto la torta a forno ventilato a 180°C per 40 minuti.

Ho mantenuto tutto il bordo in eccesso della pasta sfoglia, una volta farcito ho fatto delle piccole pieghine e in cottura si è adagiato sopra il ripieno in modo armonico.

Passiamo al risultato e al sapore. La torta è davvero bella, la forma non è moderna ma la sua bellezza è proprio questa.
La sfoglia si mantiene gonfia e croccante mentre l'interno pur sembrando alla prima denso e pensante, in realtà non lo è.
Il ripieno abbondante e profumato non è asciutto e non stanca nel sapore.
Forse tritando più finemente il cedro candito, in cottura, non sarebbe sceso verso la base ma a me piace sentire i piccoli pezzetti di candito. Unica variante, la prossima volta, io metterei un po' più di marmellata sulla base di sfoglia, perché la dose indicata tende un po' a sparire e non a celebrare/esaltare i sapori dell'intero dolce. Ottimo lo rifarò sicuramente.



venerdì 22 maggio 2015

PIZZICOTTI di Contigliano

Qualche giorno fa ho scoperto una pasta povera della tradizione, per me assolutamente nuova: i PIZZICOTTI.
E' una pasta fatta con un impasto di pane/pizza lievitato e cotto in acqua salata a bollore.
E' tipico di Contigliano, paesino laziale in provincia di Rieti. Solitamente i pizzicotti vengono conditi con un sugo abbondate di pomodoro, aglio, peperoncino e olive nere.
Ho trovato on line filmati e diverse varianti in cui è usato lievito in polvere istantaneo o lievito di birra.
A Contigliano viene fatta anche la Sagra del Pizzicotto. Questa pasta prende il suo nome dal gesto con cui si spezza ciascun pezzetto di impasto prima di buttarlo nell'acqua salata a bollore.


INGREDIENTI
(5 persone)

500g farina 0
250g acqua a temperatura ambiente
13g lievito di birra
1 cucchiaino sale
2 cucchiai olio evo

SUGO

1 scatola pelati
olio evo
trito di sedano, carota, cipolla, aglio
peperoncino piccante
sale, pepe
qualche foglia di basilico fresco
pecorino stagionato grattugiato

PROCEDIMENTO

Prima di iniziare a fare i pizzicotti ricordatevi di calcolare le due ore di lievitazione dell'impasto.
Impastate farina, acqua e lievito di birra. Aggiungete poi il sale e solo alla fine l'olio. Impastate a mano o con l'impastatrice per una decina di minuti, fino ad ottenere un impasto liscio e non troppo duro.
Mettetelo a lievitare per 2 ore, in una ciotola sigillando con la pellicola.

Preparate un buon sugo di pomodoro piccante soffriggendo in olio evo, un piccolo trito di sedano, carota, cipolla, aglio. Aggiungete i pelati con il loro liquido (ed eventualmente anche un po' di acqua) e schiacciateli con la forchetta. Salate, pepate e mettete peperoncino piccante a piacere. Cuocete a fuoco basso fino alla consistenza e al sapore che preferite.

Poco prima di mangiare portate a bollore l'acqua salata, in una ampia pentola.
Prendete l'impasto lievitato e dividetelo il almeno 4 parti. Arrotolate ciascuna delle quali in grossi cilindri lunghi.

Preparate una padella ampia e un ramaiolo per scolare i pizzicotti lessati.
  

Prendete ciascun pezzo lungo e spezzate piccoli pizzicotti di impasto gettandolo direttamente nella pentola con l'acqua a medio bollore.
Man mano che la superficie dell'acqua si riempirà, mescolate con un cucchiaio di legno e continuate a buttare in acqua piccoli pizzicotti di pasta.

Non vi preoccupate del tempo trascorso tra i primi e i successivi: è una pasta che non scuoce. Se però la pentola a un certo punto risulerà troppo piena di pizzicotti in cottura, interrompete e scolate tutti quelli già lessati, mettendoli da parte in una ampia ciotola o padella.
Proseguite poi con il resto dell'imapsto.
Una volta che saranno tutti cotti e  scolati conditeli con abbondante sugo piccante al pomodoro e spolverizzate con abbondate pecorino stagionato grattugiato.
CONSIDERAZIONI

Se non avete tempo potete sostituire il lievito di birra con 1/2 bustina lievito istantaneo per torte salate: il tempo di riposo dell'impasto dovrebbe ridursi a una ventina di minuti soltanto.

Ricordatevi di spezzare dei piccoli pizzicotti di impasto perchè in cottura crescono. Sono cotti quando vengono a galla ma non si disfano se restano del tempo nell'acqua a bollore.
Se l'impasto è ben lavorato e lievitato non sarà appiccicoso e non avrete bisogno di farina per spezzettarlo. Al massimo ungetevi con poco olio le due dita.

Se vi avanzano dei pizzicotti già lessati, ma non conditi, potete surgelarli.

Questa pasta è davvero particolare: una volta cotta ha una forma unica, rustica. Anche la consistenza è originale: una via di mezzo tra gnocchi e orecchiette.

Ho adorato questo formato strano con il sugo abbondante di pomodoro piccante!

Eccovi anche  un filmato trovato su you-tube.


mercoledì 13 maggio 2015

Latte di Mandorle: 2 ricette

Qualche giorno fa ho fatto il mio primo latte di mandorle seguendo una ricetta pubblicata dal Cucchiaio d'Argento:  purtroppo ho fatto un errore nella divisione a metà degli ingredienti della ricetta che stavo seguendo e invece di ottenere una CREMA DI MANDORLE ho ottenuto qualche cosa di molto più consistente dato che ho aggiunto il doppio dell'amido necessario.
Mia figlia Clara non si è persa d'animo e una volta raffreddato questo composto, l'ha diviso in piccole palline aiutandosi con le mani umide e l'ha fritto brevemente in olio di arachidi profondo.
E' così nato il LATTE DI MANDORLE FRITTO !

Eccovi le 2 ricette. La procedura di base, è la stessa per entrambe le ricette.

LATTE DI MANDORLE FRITTO

INGREDIENTI
20 palline

100g mandorle pelate
250g acqua fredda
100g miele d'acacia
100g amido di mais
1/2 bacca di vaniglia
1 pizzico sale
olio arachidi per friggere

PROCEDIMENTO

Seguite il procedimento della ricetta sotto. Otterrete una crema molto densa. Mettetela a raffreddare in una ciotola. In un pentolino scaldate l'olio d'arachidi. Friggete poche palline alla volta per pochi minuti. Si coloreranno velocemente. Servite subito.
°°°°
CREMA DI MANDORLE AI FRUTTI DI BOSCO

INGREDIENTI
4 bicchierini piccoli

100 g di mandorle pelate
250g acqua fredda
100 g di miele di acacia
50 g di amido di mais
1/2 bacca di vaniglia
frutti di bosco misti
sale



PROCEDIMENTO

Mette le mandorle nel mixer e tritatele finemente. Unite 1 decilitro di acqua fredda e continuate frullare unendo l'acqua un po' alla volta, fino ad arrivare a 250g.
Versate il latte di mandorle ottenuto in una casseruola (tranne 1 decilitro), aggiungete il miele, la 1/2 bacca di vaniglia incisa nel senso della lunghezza, un pizzico di sale e portate a ebollizione mescolando spesso.

Diluite l’amido di mais con il latte di mandorle tenuto da parte e versate il composto nel latte di mandorle in cottura, mescolando contemporaneamente con una frusta. 
Cuocete la crema su fiamma bassa per 3 minuti fino a che si addensa e inizia a sobbollire, spegnete e versatela in una ciotola. 
Copritela con un foglio di pellicola messo a contatto con la crema e lasciatela raffreddare. Servite la crema in coppette con i frutti di bosco o altra frutta a piacere.

CONSIDERAZIONI

Ho utilizzato mandorle in scaglie, sono più asciutte e facili da tritare.  Per ora ho fatto solo il "dolce sbagliato" con troppo amido e nella versione fritta è davvero ottimo. Crosticina colorata e croccante e anima dolce e morbida. Provate.
Dal canto mio cercherò di provare la crema di mandorle al bicchiere.

CONSIDERAZIONI 2

Ho finalmente fatto la vera crema di latte di mandorla con la giusta dose di amido.
Profumata, cremosa e setosa.
Velocissima da fare facendo attenzione a mantenere la fiamma molto bassa quando si aggiunge la piccola parte liquida con amido.
Con questa dose ho ottenuto due barattoli da marmellata di crema: Questo è un modo facile per trasportarla e originale per servirla aggiugendo al momento fragole o frutti di bosco freschi.
Un altro utilizzo può essere per una crostata già cotta in bianco. ottima per farcirla e decorarla con solo frutta fresca.

lunedì 11 maggio 2015

Tartufi al cioccolato al profumo di te verde giapponese

Qualche giorno fa, in occasione della Festa della Mamma, mia figlia Clara ha fatto dei dolcetti golosissimi per me.
La ricetta proviene dal libro: "Regali golosi" di Sigrid Verbert, ed. Giunti.
La ricetta originaria prevedeva l'uso di te Early Grey e una dose doppia di quella indicata qui.

INGREDIENTI
(22 pezzi)

165g cioccolato fondente 62%
120g panna fresca
25g burro
1/2 cucchiaino te verde giapponese
cacao in polvere e/o cacao in pezzetti per decoro

PROCEDIMENTO

Portate la panna ad ebollizione. Spegnete e aggiungete il te, lasciando coperto, in infusione per 10 minuti. Filtrate la panna, scaldatela nuovamente. A fiamma spenta aggiungete il burro e il cioccolato fondente a pezzetti, mescolando finché il tutto sarà incorporato bene.

Lasciate raffreddare il composto e quando sarà quasi solido, formate delle palline. Passatele nel cacao amaro o nel cioccolato fondente a pezzettini e conservate in frigorifero.

CONSIDERAZIONI

Se volete facilitarvi prima di incorporare la cioccolata alla panna calda, scioglietela a microonde e aggiungetela in tre volte.
La parte più difficile è stata rendere il composto solido al punto da poter formare le palline. Clara l'ha messo in frigorifero per velocizzare ma bisogna fare attenzione a che non vada oltre e diventi difficoltoso fare le palline perchè troppo duro.
Questi tartufi possono essere fatti anche alcolici: basterà sostituire 10g di panna con altrettanti di Grappa, Cognac o Rum. In questo caso non servirà l'infusione perchè il te verrà sostituito dall'alcolico.

Consistenza perfetta. Usate ottima materia prima: panna fresca, burro e cioccolato fondente per copertura professionali. Otterrete delle palline dai profumi che vi esploderanno in bocca. Quelle poche avanzate le abbiamo conservate in frigorifero chiuse in vasetti di vetro a chiusura ermetica.

CONSIDERAZIONI 2

Li ho rifatti utilizzando solo cioccolata fondente, panna e burro. Una volta solidificato ho passato le piccole porzioni di composto nel cacao amaro. Ne ho ottenuto 25 pezzi.



mercoledì 6 maggio 2015

Trippa alla fiorentina

Approfittando di un piccolo avanzo di trippa lessata ho provato a cucinare la mia prima alla fiorentina. Ho preso la ricetta dal libro "La cucina Toscana" di Giovanni Righi Parenti.
Per chi non lo conosce ancora, penso sia uno dei testi della tradizione culinaria, indispensabile.

INGREDIENTI

trippa lessata
sedano, carota, cipolla rossa tritati
olio evo
pomodori rossi freschi (senza semi) o pomodori pelati
sale, pepe
parmigiano grattugiato

PREPARAZIONE

Fate un trito grossolano e abbondate con carota, seano cipolla.
Mettetelo a soffriggere in pnetola a fuco non troppo vivo per qulache minuto. Aggiugete la trippa tagliata a striscioline e continuate a soffriggere per una decina di minuti.
Aggiungete i pomodori pelati (senza sugo) oppure qualche pomodoro fresco molto maturo, senza parte liquida né semi e cuocete ancora per una ventina di minuti.
A fine cottura salate e pepate e arricchiet con una generosa manciata di parmigiano grattugiato.

Servite con una spolverizzata di pepe appena macinato.

CONSIDERAZIONI

Difficile dare le dosi esatte di questa ricetta.
Il trito di sedano carote e cipolla deve essere abbondante, non lesinate neanche nell'olio di oliva. Quando aggiungete il pomodoro non dovrà essere troppo abbondante o liquido né arrossare troppo la preparazione finale.
Partite dalla trippa già lessata e non prolungate oltre i tempi indicati, totali, di 30 minuti, la cottura perché rischiereste di sciupare tutto.

Delicata, profumata, leggera: nella sua semplicità un gran piatto.